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San Fedele

Fu costruita intorno al 1120 su un'insolita pianta trilobata, su fondamenta altomedioevali di pianta centrale, da cui si sviluppò il corpo longitudinale. La piazza prospiciente ha cambiato nel tempo forma e dimensioni, e i tracciati ancora visibili manifestano le successive appropriazioni dell'area pubblica posteriori all'epoca di impianto. Per quanto latente, si intuisce tuttora l'originario dialogo spaziale tra la basilica e il battistero di S. Giovanni in Atrio del V-VI secolo, i cui resti sono custoditi ora nel cortile di una delle case che profilano la piazza, e la chiesa di S. Pietro in Atrio nella vicina Via Odescalchi, ora adibita a spazio espositivo.
La facciata ha subito rifacimenti anche nel nostro secolo, e del 1968 sono i mosaici di Elena Mazzari nelle lunette dei due portali che con il grande rosone e gli archetti pensili, inscrivono la sobria superficie in un ritmo neoromanico mosso più in là, nella zona absidale, da una teoria di lesene e da un elegante loggiato; qui il rapporto architettonico si articola nell'incontro con l'esedra laterale. La torre campanaria del sec. XI crollò parzialmente nel terremoto del 1117. Pericolosamente inclinatasi, fu demolita e ricostruita tra il 1903 e il 1907 sotto la supervisione dell'ingegnere Giussani.
D'impronta romanica, di sezione quadrangolare, si erige oggi come un corpo isolato dalla basilica, ritmato in quattro ordini di archetti con aperture a trifore, bifore e monofore. Due delle tre campane vennero fuse nel 1842 la terza nel 1962. Celebre è la porta istoriata della porta di S. Fedele All'interno, nell'area absidale, il clima romanico si stempera nella luce che dalle logge si stende fra i sei candelieri lignei barocchi, sui quattro mosaici settecenteschi e di scuola veneziana sul pavimento presbiteriale, e sull'altare composto da parti originarie di varie epoche. In realtà il corpo che si sviluppa da questa zona oltre i pilastri cruciformi, mostra minore perizia nei criteri costruttivi. Nel settore absidale che si apre su Via Vittorio Emanuele, osservando le commessure, i conci, i singoli corsi e l'ordine diverso del sistema a incastro, è stato possibile con una certa sicurezza, collocare in fasi costruttive diverse la muratura dell'abside settentrionale, quella di raccordo con lo stipite della porta istoriata, e il cosiddetto "muro di sbieco".
Le storie della porta sono incise su diverse lastre e lo stipite di sinistra rende asimmetrica la struttura poiché affiancato dal concio in cui è rappresentata la scena di Daniele nella fossa dei leoni. La casa che crea sulla sinistra una parte aggettante del complesso di S. Fedele, ha con l'edificio sacro un rapporto saldatosi lungo i secoli dal sec. XVI. Il fregio, che svolge in prossimità del tetto motivi floreali, è datato 1582.