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Duomo

La costruzione, su progetto dell'intelvese Lorenzo degli Spazzi, ebbe inizio nel 1396 sull'area della basilica romanica di Santa Maria Maggiore. Il marmo grigiastro già impiegato in epoca romana, proviene dalle cave di Musso.
I lavori, durati oltre trecento anni, finirono nel 1740. Pietro da Breggia vi lavorò tra il 1426 e il 1453, dal 1457 Florio da Bontà e Luchino Scarabota - autore del rosone - costruirono la facciata che concepirono in tre parti. I cicli di edificazione della cattedrale sono sostanzialmente due: il periodo di convivenza del complesso di S. Maria Maggiore, la cui sucessiva demolizione permise al cantiere di inglobare l'area liberata; e il periodo che dal XV secolo procede fino ai giorni nostri, in cui si vide la demolizione di S. Maria Maggiore salvo il fianco meridionale elemento portante e condiviso dal corpo parzialmente abbattuto del Broletto. L'avvio dei lavori, con i quattro pilastri orientali eseguiti dallo Spazzi, prese piede da spunti gotici e fu limitato dall'edificio preesistente; la fase successiva sospinse il complesso a uno sviluppo orientato verso est con elementi barocchi e rinascimentali.
L'edificio è a croce latina, ripartito in tre navate da pilastri cruciformi su cui poggiano archi ogivali. Del XVII secolo sono le ali del transetto e le relative absidi: Filippo Maria Richini dal 1627 al 1633 realizzò il lato destro, e Carlo Buzzi dal 1653 al 1669 quello sinistro. Ai lati del portale principale, una posizione privilegiata venne riservata ai due grandi comaschi pagani: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane.
Le due statue, opere del Rodari, si aggiungono ad altre dello stesso artista, presenti sia in facciata sia negli interni. Lo scultore Tommaso Rodari da Maroggia progettò, dal 1484, le fiancate e i portali laterali, il sinistro dei quali viene detto " porta della rana". Anche Amuzio da Lurago lavorò ai complessi decorativi, contribuendo soprattutto nel sistema della facciata.
All'interno sono ammirevoli il monumentale altare ligneo dedicato a Sant'Abbondio del XVI secolo - nella quarta campata della navata destra -, gli arazzi del XVI-XVII secolo su cartoni di Giuseppe Arcimboldi, l'Adorazione dei Magi del Luini di scuola lombarda bergognonesca, con influssi del Bramantino e, ancora, la Fuga in Egitto di Gaudenzio Ferrari. I due organi della quinta campata risalgono al seicento, mentre i due leoni del sec. XII, che reggono le acquasantiere, provengono dalla diroccata chiesa di Santa Maria Maggiore.
Il Duomo fonde armonicamente in sé vari stili, dominanti sono però il gotico della facciata del piedicroce e delle navate, e il rinascimentale delle fiancate e delle absidi esterne.
La cupola che si innalza per 75 metri, fu rivisitata nel 1770, ma l'opera dello Juvara, che preannunciò nella nitida misura delle parti le norme del successivo neoclassicismo, mantiene ancora i larghi effetti prospettici voluti dall'autore.
Il tipico orientamento est-ovest viene internamente sfruttato nel gioco di riverberi che si dipana dal rosone, alla cupola del transetto, dalle vetrate opera della famiglia Bertini, all'abside e al coro, gioco che dagli albori prosegue fino alle luci serotine.